giovedì 31 luglio 2008

Pechino 2008 = Berlino1936


A pochi giorni dall' inizio delle Olimpiadi è doveroso tornare sulla questione Cina-Tibet-diritti umani e sull' atteggiamento che i governi democratici dovrebbero tenere.

Quello della libertà dei popoli e della lotta alle tirannie è sempre stato un cavallo di battaglia di Azione Giovani, tanto che il nostro movimento da tempo si era impegnato in una campagna informativa e di sensibilizzazione proprio sul sistema comunista cinese. Peccato che il governo, analogamente a quelli degli altri paesi europei e occidentali, sarà presente alla cerimonia inagurale dei Giochi, legittimando quindi la politica repressiva del regime di Pechino.

Come afferma Filippo Facci su Il Giornale (www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=279797), pare ripetersi quanto successo nel 1936 con le Olimpiadi di Berlino: allora le principali democrazie credevano che non boicottando i Giochi sarebbero state in grado di ammorbidire Hitler e le sue pretese, ma, come la storia insegna, si sbagliarono di grosso.

Allo stesso modo oggi i paesi occidentali si comportano con la stessa ipocrisia: da una parte si parla di esportare la democrazia e i diritti umani, dall'altra ci si comporta da vigliacchi di fronte ai cinesi, preoccupati di non creare danni alle nostre economie che proprio dal sistema schiavistico cinese traggono benefici.

Ora, visto che per la prima volta AG esprime un ministro (Giorgia Meloni) sarebbe il caso di far sentire la nostra voce, di fare in modo che la nostra battaglia sia portata fino alle più alte sfere: per carità, probabilmente non sarà possibile cambiare l'atteggiamento del Governo, ma sicuramente si può (e si deve) cercare almeno di sollevare un dibattito più ampio su un problema che rigurda non solo un evento sportivo, ma qualcosa di ben più importante.
Alcuni nostri dirigenti provinciali avevano proposto di organizzare una raccolta di firme "telematica" da inviare poi a Giorgia Meloni. Sarebbe una buona idea per cominciare.

martedì 29 luglio 2008

Esecutivo provinciale

Domani alle 19 ci sarà la prima riunione del nuovo esecutivo provinciale di Azione Giovani, per l'occasione aperta anche alla partecipazione dei presidenti di circolo. Pure Marcellina, quindi, sarà presente all' incontro.

lunedì 28 luglio 2008

La cura

Impauriti dalla mano pesante che Brunetta ha deciso di utilizzare nei loro confronti, pare che i fannulloni, negli ultimi mesi, siano in calo: secondo studi del Ministero della unzione Pubblica il calo di assenze dovute a malattie è in generale del 15%, in alcune amministrazioni raggiunge picchi del 50%, o del 30% (INPS e Ministero degli Esteri).
Qui (http://www.corriere.it/economia/08_luglio_26/bunetta_statali_fed10ed8-5ad7-11dd-95e7-00144f02aabc.shtml) la lettera del ministro pubblicata ieri dal Corriere della Sera.

domenica 27 luglio 2008

La sinistra, la superiorità morale e i giudici

Editoriale di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera di quaesta mattina.

La doppia morale
Ma perché la cifra stilistica della sinistra italiana deve essere per forza il doppio standard, la doppia morale? Prendiamo l'ultimo caso in ordine di tempo. Il governo utilizza una norma vigente per dichiarare lo stato d'emergenza di fronte all'afflusso dei clandestini. Dalla sinistra partono bordate: razzismo, xenofobia, autoritarismo, intollerabile clima emergenziale. Quella norma però è stata in passato utilizzata anche dal governo Prodi.
Come mai all'epoca nessuno fiatò? Come mai nessuno di quelli che oggi strillano accusò quel governo di razzismo e xenofobia? Perché i «sacri principi», quali che essi siano, devono sempre essere piegati alle esigenze politiche del momento? Non è forse un modo per dimostrare che in quei principii, utili solo come armi da brandire contro l'avversario, in realtà, non si crede affatto? La spiegazione più ovvia, più a portata di mano, quella che rinvia l'esistenza della doppia morale, del doppio standard, alle persistenti scorie lasciate in eredità al Paese dalla vecchia tradizione comunista, è insoddisfacente: spiega troppo o troppo poco. Certo, è vero, nella tradizione comunista il doppio standard era la regola. Per i comunisti esisteva un fine superiore, una nobile causa al cui raggiungimento tutto doveva essere subordinato e piegato. Il ricorso continuo alla menzogna, ad esempio, era giustificato dal fine superiore. Così come il doppio standard.
Si pensi alla sorte di certi leader democristiani: Fanfani, Andreotti, Cossiga. Su di essi il Pci riversò a più riprese ogni genere di accuse, spesso anche quella infamante di essere registi di trame paragolpiste. Però, se il vento cambiava , quei registi occulti delle peggiori trame si trasformavano in amici e «compagni di strada»: il giudizio politico-morale su di loro dipendeva dall'utile politico del momento. E la capacità di intimidazione culturale del Pci e delle forze che lo fiancheggiavano era tale da non rendere necessario rispondere a una domanda che, del resto, solo pochi osavano porre: ma come è possibile che oggi strizziate l'occhio a un tale che fino a pochi mesi fa accusavate dei più infami misfatti?
Qualcosa del genere, d'altra parte, accade ancora. Si pensi al caso di Umberto Bossi del quale non si è ancora capito se si tratta di un leader xenofobo e parafascista, praticamente un delinquente, una minaccia per la democrazia, oppure di una costola della sinistra, uno con cui, magari, si può essere disposti a fare un po' di strada «federalista» insieme. O meglio, abbiamo capito benissimo: Bossi continuerà ad essere, alternativamente, l'una o l'altra cosa a seconda di come evolveranno nei prossimi anni i suoi rapporti con Berlusconi. Dicevo che non ce la possiamo cavare tirando in ballo solo la tradizione comunista. Sarebbe sbagliato e anche ingiusto verso molti ex comunisti.
Tra i comunisti c'erano molte persone serie, rigorose, di qualità. Queste persone, quando presero atto che la superiore causa era un vicolo cieco, o un'impostura, cambiarono registro. Misero da parte quella doppia morale che, ormai, ai loro stessi occhi, non aveva più alcuna giustificazione morale e politica. Spesso, questi ex comunisti, rimasti all'interno dello schieramento di sinistra, sono tra le persone migliori in cui ci si può imbattere, quelle con cui anche liberali come chi scrive possono trovare punti di incontro e affinità, con le quali, comunque, non capita mai di provare quel fastidio che si può invece provare quando si incontrano certi esponenti, politici o intellettuali, della sinistra mai-stata-comunista. I quali, spesso, continuano, imperterriti, a usare il doppio standard e la doppia morale.
La sinistra attuale è un amalgama informe che mescola brandelli della vecchia tradizione comunista con tic e cliché culturali di derivazione azionista e del cattolicesimo di sinistra. Queste ultime due componenti sono, forse, ancor più responsabili della prima nell'alimentare oggi quel mito della superiorità antropologico- morale della sinistra che continua a giustificare il ricorso al doppio standard e alla doppia morale. Tutto ciò è bene esemplificato dagli atteggiamenti dominanti a sinistra sulle questioni di giustizia. Il «pieno rispetto» per la magistratura e la regola secondo cui «ci si deve difendere nei processi e non dai processi» sono nobili principi che vengono sempre invocati quando nei guai ci sono gli avversari di destra. Ma se in graticola finiscono esponenti della sinistra (a patto, naturalmente, che non siano «ex socialisti») la musica improvvisamente cambia. Diventa legittimo attaccare i magistrati e persino difendersi «dai processi».
Personalmente, ho forti perplessità sui comportamenti tenuti, nell'esercizio delle loro funzioni, da magistrati come la Forleo e, soprattutto, De Magistris, ma non sono affatto sicuro che ad essi si possano attribuire più scorrettezze di quelle imputabili a certi magistrati che in passato si occuparono di Berlusconi e di altri nemici della sinistra. Si guardi a come opera il doppio standard nelle valutazioni di processi e procedimenti giudiziari a seconda che vi siano coinvolti amici o nemici. Se, poniamo, viene scagionato un imprenditore «amico» si plaude all'impeccabile comportamento dei magistrati e non ci si impegna certo in «analisi» minuziose con lo scopo di fare le bucce ai risultati delle inchieste. Altrimenti, come ha giustamente osservato Pierluigi Battista sul Corriere due giorni fa, lo spartito cambia, il doppio standard impera. Questi signori, sempre impegnati a stilare pagelle e ad assegnare brutti voti a quelli che definiscono «sedicenti» liberali, non hanno mai capito che indice di liberalismo è usare un solo criterio, un solo metro di giudizio, sempre lo stesso, per gli amici e per gli avversari, e che fare un uso così platealmente strumentale dei principi significa non avere alcun principio. Quando qualcuno di loro finalmente lo capirà, avremo, e sarà un bene per il Paese, qualche esponente in meno della genia dei «moralmente superiori» e qualche liberale in più.

sabato 19 luglio 2008

19/07/1992 - 19/07/2008


"La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità". Paolo Borsellino

giovedì 17 luglio 2008

Prima e dopo...







Pare che sia cominciata la "pulizia" di Napoli, ovviamente ignorata da quasi tutti i giornali.
Ma ci voleva poi così tanto?
Le altre foto su corriere.it.

mercoledì 9 luglio 2008

Dai salotti alle piazze

Ieri si è svolto il No Cav Day, ritrovo dei girotondini orfani di Nanni Moretti e di tutti quelli frustrati dalla vittoria del centro-destra nelle ultimi elezioni, guidati da Antonio Di Pietro e da Beppe Grillo.
Si è trattato della solita manifestazione rabbiosa di quella parte di sinistra che si crede depositaria della verità, della morale e della cultura, incapace di concepire la legittimità di un governo eletto democraticamente da 17 milioni di italiani e sprezzante verso coloro che osano anche solo "collaborare" con il Cavaliere, manco fosse Hitler. Per quanto gli intellettuali e gli artisti fossero i principali protagonisti, questi non sono stati in grado di andare al di là dell' insulto e delle offese gratuite: così, per Grillo Napolitano è diventato "Morfeo", il presidente dormiente, mentre Berlusconi molto più semplicemente è stato apostrofato "psico-nano"; Sabina Guzzanti ha augurato al Papa di andare all'inferno, tormentato da "diavoli frocioni" e così via, in un continuo crescendo di insulti che non ha risparmiato neppure Veltroni ( qui tutti, o meglio, quasi tutti, gli insulti di ieri http://www.corriere.it/politica/08_luglio_08/guzzanti_grillo_7b063c8e-4d28-11dd-b408-00144f02aabc.shtml).
Se questi rappresentano la parte migliore d'Italia, stiamo a posto...

Qui ampi stralci della lettera del giornalista Pietrangelo Buttafuoco pubblicata oggi da Il Giornale:

LE SOLITE FACCE DA GUERRA CIVILE
Quella che cala dalle terrazze per scendere in piazza, quella che è scesa ieri in piazza Navona, a Roma, chiamata da Micromega, la rivista filosofica di Paolo Flores d’Arcais, è l’Italia sedicente migliore. È l’Italia di Umberto Eco che è il migliore. Quella di Andrea Camilleri, poi, che è il più migliore assai. Quella di Moni Ovadia, quindi, il migliorissimo...
...E non a caso è l’Italia che s’affida ad Antonio Di Pietro, primo ad aderire al No Cav Day per l’interminabile no e poi no a Silvio Berlusconi. È l’Italia dell’estremismo legalitario, per dirla con Piero Sansonetti, un autorevole esponente della sinistra che, giustamente, s’è ben guardato dall’andarci ieri a piazza Navona perché una cosa è chiara: i manifestanti di ieri come nemico hanno Berlusconi che si mangia la democrazia tutta ma, sotto sotto, come vero nemico hanno ben altro, hanno la sinistra.E alla sinistra, infatti, tutti i potenti testimonial del No Cav Day fanno grave danno. Alla sinistra sottraggono consensi e forza. E della sinistra fanno una caricatura perché forse - con rispetto parlando - loro stessi che sono così migliori, così consapevoli della superiorità intellettuale e morale, così onesti, così perbene, sono macchiette fuori tempo massimo. Sono le scimmie di un Sessantotto che si perpetua nelle loro fisime, come quelli di un tempo, infatti, quelli che avevano un nemico apparente contro cui manifestare - il fascismo inesistente o lo stato borghese - mentre il regolamento dei conti vero lo facevano contro il Pci, così questi fanno la guerra a Berlusconi per sfasciare quello che resta della sinistra. Per regolamento di conti. Con interessi.Certo, quelli, avendo alle spalle la copertura di massa, poi degenerarono nella lotta armata, questi che se la risolvono con lo slogan «la Carfagna, che cuccagna», fortunatamente non possono che sbracare nella nostalgia da insegnanti precari costretti a scimmiottare i loro studenti con qualche goliardia consolatoria e alti strilli compiaciuti...
...Saranno onesti e specchiati, eroi perfino, come Rita Borsellino (voti, pochini), ma l’Italia vera, quella che per fortuna non è migliore, preferisce stare nel torto tanto è vero che più si dà addosso al Cavaliere, tanto più quello cresce nei sondaggi. Mentre invece scende, e poi scende, la sinistra...
...Ma quello che dalle terrazze arriva in piazza è la schiuma di un ribollire mai sopito: le stesse parole messe in libertà dal palco - dalla nuova P2 allo Psiconano, dalla solita Resistenza alla Costituzione fino al consueto dileggio del Papa - evocano un canovaccio certamente usurato ma malevolo giusto al punto di mantenere vivo l’odio, il cieco odio, l’eterna guerra civile che separa l’Italia dei migliori e quella degli italiani persi nel torto, al punto tale che se un galantuomo vuol rivendicare il diritto di essere non-berlusconiano, e molti da destra lo sono, figurarsi da sinistra, come può rischiare di confondersi poi con questa terrazza precipitata in piazza, questa élite delle Fiorelle Mannoia grondanti indignazione?
Ma pare che l’intransigenza glamour paghi, prova ne sia che Sandro Bondi - un serio ministro, una persona mite ed educata, uno che lavorerà per i Beni Culturali e per il patrimonio artistico dell’Italia, sia essa quella dei migliori che quella dei peggiori - abbia dovuto subire al suo ingresso alla Milanesiana i fischi del pubblico (verosimilmente fatto di colti e di artisti) e un’infastidita stretta di mano di Umberto Eco, proprio quell’Eco che è l’orgoglio e il vanto dell’Italia nel mondo. Che porca Italia doveva esserci nella mano di Bondi?