lunedì 9 novembre 2009

venerdì 6 novembre 2009

domenica 18 ottobre 2009

giovedì 1 ottobre 2009

ASSALTO AL FUTURO - FESTA PROVINCIALE DI AZIONE GIOVANI, MENTANA 3-4/10


PROGRAMMA:
3 OTTOBRE
16.30 Inizio festa. Proiezione video
17.00 "La Giovane Italia che verrà: introduzione e riepilogo delle tappe che stanno portando alla formazione del nuovo movimento"- interverranno Maurizio GUCCINI (pres.prov. AG) e l'on. Francesco LOLLOBRIGIDA (pres.prov.PDL)
19.00 "Tavola rotonda col passato: Incontro e confronto con la generazione che visse gli Anni di Piombo e il passaggio dal Fronte della Gioventù ad Azione GiovanI" - interverranno l'on.Marco SCURRIA (eurodeputato PDL) e l'on.Roberta ANGELILLI (eurodeputato PDL e vicepres. parlamento europeo)
21.00 Concerto degli AURORA (musica alternativa)
4 OTTOBRE
17.00 Assemblea fra i militanti di AG sul futuro del movimento e discussione su una piattaforma programmatica comune.
18:00 presentazione del libro Un SoloDestino" di Alessandra PAOLONI
18.30 "Giovane Italia, scuola politica: Confronto fra le giovani generazioni e i quadri politici del Popolo della Libertà nazionali e territoriali. Formulazione di un documento comune di proposte" interverranno l'on.Fabio RAMPELLI (deputato PDL), l'on. Marco MARSILIO (deputato PDL), l'on. Antonio LUCIANI (cons.regionale) e l'on. Francesco PETROCCHI (cons. provinciale PDL e vicepres. consiglio provinciale)
20:00 presentazione del libro "Le Stelle Danzanti" di Gabriele MARCONI
21.00 Concerto dei THE SHIRE (musica irlandese).
All'interno dell'evento sarà proiettato un filmato in memoria di MATTEO BONETTI, al quale "Assalto al Futuro" e il nostro impegno nel renderlo possibile è idealmente dedicato. Come cornice alla festa, saranno presenti stand culturali ed enogastronomici, dal mondo dell'associazionismo ai prodotti tipici della provincia, dai fumetti e libri alle iniziative che Azione Giovani ha portato avanti in Provincia e nei vari comuni negli ultimi anni.
All’interno del contesto saranno inserite presentazioni di libri e filmati che riassumeranno il lungo ed appassionato cammino dei nostri militanti dal Fronte della Gioventù sino ai giorni nostri.

martedì 29 settembre 2009

IN ORIZZONTALE


{ 26 settembre 2009 }

Si commenta la mancanza di donne nella giunta provinciale di sinistra di Taranto che ha portato alla pronuncia del Tar. Lidia Ravera ed Emma Bonino rispondono alle domande di una giornalista del Corriere. Nell’intervista la Bonino “Ma le quote sono sbagliate non siamo a Kabul” riconferma le sue “storiche” posizioni contro le quote.

Mentre la Ravera risponde così alla affermazione dell’intervistatrice: Anche a sinistra c’è un problema con le donne

C’è a destra e a sinistra. A destra le donne entrano per meriti orizzontali e sono poche. A sinistra ci sono le Bindi e le Finocchiaro che non credo abbiano fatto spassare qualche maschietto di potere per arrivare dove sono. La destra ha una cultura precisa per le donne: retrogada, basata sull’avvenenza. A sinistra non è ancora così.

Oggi Giorgia Meloni, rientrante a pieno titolo – almeno secondo la scrittrice che dall’alto della propria arroganza “intellettuale” pensa di potersi permettere di tutto, come la Concita del ma che ho detto di offensivo? Ho espresso solo la mia opinione – tra le poche donne di destra entrate in politica per meriti orizzontali, risponde così.

Leggo l’intervista sulla sentenza del Tar pugliese di Emma Bonino sul «Corsero» di ieri e penso che mi abbia tolto le parole di bocca. Leggo l’intervista affianco di Lidia Ravera, e trasecolo. Forse non dovrei. Ma che vuoi, dopo circa diciassette anni di impegno, di militanza, di lavoro – quanto poi valido non devo essere io a giudicarlo – scoprire di aver fatto un percorso politico «in orizzontale», come tutte le donne di destra, quasi fossi la collaudatrice di una marca di materassi, mi lascia almeno perplessa. Accidenti! Sono stordita. Normale, però, sono di destra. E tutto quello che non sta a sinistra è brutto, sbagliato, deprecabile, schifoso, inguardabile, inaccettabile e chi più ne ha ne metta. Fuggevolmente, penso anche agli uomini della mia vita, che fossero di «potere» non me ne ero accorta. A rifletterci, non mi sembra nemmeno di essere stata «uno spasso» per loro, con tutti i miei problemi, dall’impegno politico ai mille lavoretti per mantenermi, e sempre senza orari, e poi sempre più «fidanzata fantasma» [...] Alla luce di tutto ciò, mi chiedo anche come possa essere io di destra, e perché non ho aderito invece ai valori illuminati di Lidia Ravera che, soprattutto di questi tempi, sembrano essere l’odio, la calunnia, la discriminazione, l’offesa, il qualunquismo, il giudizio sommario [...] Ma che soprattutto può indurre qualcuno a pensare di essere sempre meglio degli altri [...] Beh, se prima diffidavo dei cattivi maestri, ora mi fanno paura, e tristezza, le cattive maestre.

(fonte: giorgiameloni.garbatella.it)


domenica 20 settembre 2009

Brunetta e il golpe


da Il Giornale


Ministro Renato Brunetta, quindi stiamo assistendo all’«offensiva della parte peggiore dell’Italia», a un «colpo di Stato di élites irresponsabili». Ma da dove sbucano fuori?

«Il nostro Paese è da sempre diviso in due. Una parte maggioritaria che è l’Italia dei produttori e del buon capitale. Commercianti, professionisti, lavoratori dipendenti, agricoltori, piccole imprese. Un mondo che produce, non è esente da difetti e da vizi piccoli o grandi, ma è l’Italia del buon lavoro e del buon profitto».


E l’altra parte?

«È minoritaria, legata alla cattiva rendita finanziaria, bancaria e burocratica. È espressione dei poteri forti, quelli delle cattive speculazioni. È l’Italia caudataria, al servizio e dipendente dal potere che negli anni della Democrazia cristiana aveva i suoi giornali e una rappresentazione culturale. A quei tempi la sua presenza era mitigata proprio dalla Dc e dalla dottrina sociale della Chiesa».


E oggi?

«Dopo il golpe dell’inizio anni Novanta e dopo l’avvento di Berlusconi e del berlusconismo al potere è andata di fatto la prima Italia, cioè una classe dirigente in nessun modo legata ai salotti buoni o cattivi. Va al potere per la prima volta senza inutili mediazioni e lo fa con programma molto chiaro: distruggere la seconda Italia, quella dei parassiti».

Quindi la campagna mediatica contro il governo sarebbe istinto di sopravvivenza.

«È il risultato del fatto che la seconda Italia, che non aveva mai voluto entrare in conflitto con il potere in quanto parassitaria, per la prima volta si è sentita veramente in pericolo e ha cercato una sponda. L’ha trovata a sinistra. Nei partiti sconfitti dalla storia dopo il crollo del muro di Berlino».


Tutto sommato è un successo per una sinistra che era sempre stata marginalizzata riuscire a imbarcare delle élites, non crede?

«Intanto sono soi-disent élite. E poi usano la sinistra come un tassì. Certo, è un taxi scalcagnato, ma le élites della rendita avevano bisogno di un luogo politico, visto che non hanno funzionato i vari club che hanno costituito. E questo luogo non poteva che essere il Pci-Pds-Ds-Pd. Un bell’abbraccio mortale che sta portando a fondo entrambi».


Buon per voi che state dall’altra parte.

«Ma no. Intanto è un paradosso mondiale che la sinistra si allei con la rendita parassitaria, ma poi questa è una miscela insopportabile e impossibile per tutti. Ma come si fa politica con partiti sfasciati e l’opposizione in mano ai giornali?».


E cosa dovrebbe fare l’opposizione?

«Io voglio fare un appello alla buona sinistra: liberati dall’abbraccio mortale delle lobby della rendita e della cattiva finanza, non è quello il tuo mondo. Stai dalla parte del popolo. Attacca il governo, criticaci, proponi politiche alternative, ma lascia stare i colpi di Stato. Lo stesso berlusconismo, il gruppo dirigente maggioritario, ha bisogno di un’opposizione politica vera. A sinistra c’è tanta gente per bene che non può sentirsi rappresentata dai padroni del cattivo vapore. Dai soliti noti come i passeggeri del Britannia».



Nel Pd chi potrebbe meglio raccogliere il suo appello, Bersani o Franceschini?

«Fino a ieri dicevo Bersani, adesso ho dubbi persino su di lui. Negli ultimi tempi ha mostrato una sua faccia stalinista che non mi piace affatto. Pensavo fosse figlio del riformismo emiliano, evidentemente con la corsa al potere si è avvicinato alle élites della rendita».


Franceschini?

«Non è nemmeno in gioco. Un traduttor dei traduttor d’Omero. Io ho stima di personalità come Chiamparino».


Facciamo qualche nome dell’Italia parassita. Intanto la sinistra.

«La campagna antigovernativa non viene dalla sinistra. Sono le finte élites che vogliono tentare il colpaccio».


Se dice «élites», di fatto sta citando un recente articolo di Andrea Romano sul «Sole 24 Ore» a proposito della retorica contro le classi dirigenti.

«Agli Andrea Romano direi di studiare un po’ più di economia e di storia recente e meno recente di questo paese. I caratteri costituivi delle élite non sono quelli che pensa lui. Una élite non si autodefinisce, non è tale perché possiede giornali o televisioni, ma perché rappresenta un popolo. Perché è parte del processo di accumulazione».


Il giornale che ha ospitato quel ragionamento è degli industriali.

«Ha scritto bene Nicola Porro sul Giornale; è strano che il quotidiano della Confindustria, dei produttori dia spazio a interpretazioni di questo tipo. Marcegaglia fa parte di una élite vera, di una famiglia che ha rischiato e insieme a lei i tanti imprenditori che hanno costruito il Paese insieme ai loro dipendenti. Queste sono le élites del nostro Paese. Non basta imbarcarsi nel Britannia per sentirsi élite, bisogna avere etica del capitalismo».


Se lei cita Andrea Romano, tutti diranno che ce l’ha con Luca Cordero di Montezemolo. È giusto?

«Per nulla. Dico una cosa che forse doveva restare riservata: ho ricevuto da poco una telefonata da Montezemolo e mi ha detto che è d’accordo con me. Mi ha fatto molto piacere perché ho avuto conferma che in Italia il buon capitale c’è. E non deve essere confuso con la cattiva rendita finanziaria, con finte cooperative, pensiamo ai processi di questi giorni».


Diamo un volto politico agli aspiranti golpisti. Pier Ferdinando Casini?

«No, quella è un’altra partita. Residuale. Non mi sembra un attore, semmai uno che aspetta. Ma uno che aspetta l’evoluzione dello scontro non potrà mai essere protagonista».


Gianfranco Fini.

«A me il discorso di Fini al congresso fondativo del Pdl piacque moltissimo. E considero il Fini di quel discorso una ricchezza per il partito».


Sta dicendo che vorrebbe che Fini tornasse quello di allora?

«Non è mai uscito. I suoi dubbi sono una ricchezza per il Pdl. Il Popolo della libertà non può che essere un partito rigoroso, ma accogliente».


A cosa puntano i golpisti?

«A fare un governo. Lo stanno già progettando, quest’estate ci sono stati incontri e hanno pure stilato le liste dei ministri, il programma di governo».


Quindi crede ai retroscena usciti in queste settimane?

«Sì, ma ne sorrido. Sono un uomo del popolo e penso che il potere sia nel popolo. Per questo quando vedo questi conati salottieri non mi preoccupo più di tanto».


Che governo farebbero le finte élites parassitarie?

«Il classico governo tecnico dei sedicenti migliori. Commis, apparati e sepolcri imbiancati. Un governo con un unico programma: la protezione della rendita».

lunedì 7 settembre 2009